USS SELEYA

 

Opera di Emrys del casato di Robor

Breve discorso sugli insegnamenti del Maestro K’Toh – Hech della scuola dell’Unificazione

Premessa

Il motivo per cui sono così cauta nel cominciare la mia trattazione è che mi avventuro in un campo a me quasi sconosciuto e devo riportare quanto ho appreso senza aggiungere nulla di mio, eppure rendendolo comprensibile per chi non è klingon. Vorrei cominciare scusandomi con le tradizioni di una razza così fiera e gloriosa se nel mio modo di esporre non sarò adeguatamente rigorosa. Rispetto profondamente la cultura klingon ed è esattamente per questo che ho deciso di scrivere questo libro.

 

DESCRIZIONE DEI PRINCIPI GEOMETRICI E FISICI

Il numero tre (wej)

Tre è il principio geometrico su cui si basa la scuola del maestro K’Toh – Hech e tale principio riprende la filosofia stessa del corpo klingon, nelle sue spirali torsive esterne e nelle sue combinazioni interne di energie contrapposte.


La suddivisione più generale riguarda tre sfere d’azione, pensiero e creazione:
1 – La sfera materiale
2 – La sfera spirituale
3 – La sfera dinamica


Queste tre sfere corrispondono alle tre Categorie della Percezione.
Per ognuna di queste esistono tre Attuazioni nello Spazio e tre Attuazioni nel Tempo:

Spazio
1- Cerchio
2- Triangolo
3- Linea

Tempo
1- Nullo
2- Giusto
3- Ampio

Il Maestro K’Toh – Hech ha passato un’intera notte a spiegarmi con esempi approfonditi la prima delle Attuazioni e mi ha detto con una gentilezza quasi paterna che non è possibile nemmeno credere d’aver compreso qualcosa prima di sei mesi d’addestramento su ognuna di esse. Ammetto che non è presunzione: i principi non sono simbologie slegate dalla realtà, esse sono una verità quasi genetica e dunque non facile da afferrare.

ATTUAZIONI DELLO SPAZIO

L’Attuazione del Cerchio, la più semplice forse da comprendere, è l’essere. Il cerchio agisce nello spazio materiale dandocene la definizione, la concretezza. Il guerriero si muove dentro il suo cerchio che si contrae e si espande a seconda della sua energia, costituendo così la sfera dinamica.
Quando l’avversario è nel cerchio, è totalmente alla sua mercé. E ciononostante il cerchio serve ad evadere facilmente e con sicurezza. Questo perché il cerchio, come ogni cosa materiale, racchiude in sé il pieno e il vuoto. Attraverso il pieno il guerriero sa di esistere, attraverso il vuoto il guerriero sa di essere. Sembra che esistere ed essere possano indicare la stessa realtà, ma la differenza non è poi così sottile: l’esistere implica il non pensiero, l’azione, mentre l’essere implica il pensiero libero, la sensazione interiore. Questo potremmo definirlo il Cerchio spirituale.
Quindi, anche in una fase semplice come l’esperienza del Cerchio, il guerriero deve avere un animo saldo, puro nelle proprie convinzioni, senza cedimenti o timori o altrimenti lì dove c’è il vuoto troverà la vergogna e lì dove c’è il pieno troverà la debolezza.

Il Triangolo è molto più complesso sia da spiegare sia da comprendere. Nel Triangolo comunque è facile distinguere tre direttrici, due laterali e una verticale. La base del Triangolo è la forza, ciò che è stato creato ed esiste e costituisce la base materiale. Il vertice è l’anelito spirituale, la direttrice che eleva ogni energia al di sopra delle percezioni fisiche. Qualsiasi diagonale attraversi il Triangolo è in parte materiale ed in parte spirituale e mescola dinamicamente queste due sfere; se la diagonale è bassa tende ad avere una predominanza materiale. Ciò comporta che una diagonale bassa concentri più energia dirompente, mentre una diagonale alta farà affidamento sulla precisione. Su tali diagonali si basano molte tecniche sia con le armi che a mani nude. Il Triangolo è verticale, la base sui piedi e il vertice sopra la testa. Ma le diagonali si espandono oltre il Triangolo stesso.

La Linea è la versione più diretta della materialità dello spazio. Ma la Linea non ha un inizio o una fine e dunque tutto ciò che passa lungo di essa non si ferma dove comincia l’avversario. Usare materialmente una Linea d’attacco o di difesa vuol dire concentrare le energie per uccidere o essere uccisi. La spiritualità della Linea è netta: tutto o nulla, vita o morte che si congiungono oltre l’infinito. La dinamica della linea può apparire troppo decisa, ridotta, senza possibilità di divagazioni o altre costruzioni, ma non è che un abbaglio. La Linea costringe la dinamica a diventare una verità pulita, su una Linea non c’è spazio per sbavature, imprecisioni, esitazioni.Essa è la più difficile Attuazione spaziale di tutte.

ATTUAZIONI DEL TEMPO

Le Attuazioni temporali fanno riferimento ai ritmi del corpo, della mente e dello spirito.
L’Attuazione nulla richiede che la conclusione sia già presente nell’istante in cui si verifica l’inizio.
Volgarmente si potrebbe esemplificare con una sorta di controtempo che nella materialità si esprime in estrema fluidità dell’azione. Dinamicamente si avvale delle leve più brevi.
Spiritualmente porta la morte a confrontarsi con la nascita, in un istante germina l’arco di un’intera vita.
L’Attuazione giusta ha un tempo di nascita, un tempo d’entrata e un tempo di stasi in cui agisce creando o distruggendo ciò che è stata chiamata a creare o a distruggere. Formalmente il tempo giusto è quello che viene insegnato per primo, in quanto il suo concetto si avvicina molto al concetto di giustizia morale ed onore già presente nell’animo di un giovane klingon.
Materialmente il giusto è ciò che è e non potrebbe essere diversamente. L’azione si autentica da sola attraverso il suo espletarsi. Spiritualmente il giusto tempo porta con sé la verità che sta racchiusa nel destino. La sfera dinamica del giusto però è la più difficile da realizzare, anche se può sembrare la più facile da concepire. Tale dinamica riprende il ciclo normale della vita, ciò che nasce, si realizza e muore, secondo un ritmo che è perfetto per le circostanze che gli si evolvono intorno.

Il Maestro K’Toh – Hech mi ha raccontato una storia circa il tempo giusto. Un giorno il Mestro Fondatore era seduto sulla cima di una roccia ad osservare il realizzarsi della potenza della natura, quando gli si fece vicino uno dei suoi allievi. Il Maestro gli permise di sedersi e parlare e l’allievo allora gli fece una domanda.
“Maestro, voi ci dite che siamo nel giusto quando il nostro cuore batte insieme con lo scorrere del nostro sangue, ma questo accade sempre, voi ci dite che siamo nel giusto quando il nostro piede segue il passo della nostra gamba, ma questo accade sempre. Voi ci dite che siamo nel giusto quando le nostre parole ricalcano il nostro pensiero, ma questo accade sempre. Eppure mentre ci esercitiamo non lo afferriamo quasi mai. Quale è dunque il giusto tempo?”
Il Maestro Fondatore fu compiaciuto dalla domanda e accettò di rispondere.
Prese da terra un frutto che era caduto dall’albero la stagione precedente e lo mostrò all’allievo.
“Quale credi sia stato il tempo giusto per questo frutto di cadere dalla pianta che lo ha creato?” chiese.
L’allievo rimase disorientato e non seppe che dire. Allora il Maestro fondatore strinse il frutto tra le dita e lo ridusse una poltiglia. “Ora tuttavia sai quale sia il tempo giusto per questo frutto per morire.” disse.
“Maestro!” rispose l’allievo “Ma voi avete deciso questo tempo, non il frutto!”
“Non è vero. Il giusto tempo sceglie se stesso. Decidi tu quando il tuo cuore batte?”

Ma l’allievo non capiva ancora e desiderava un esempio più pratico. Allora il Maestro Fondatore gli disse che il giusto tempo di un colpo mortale è regolato dalla Morte stessa e il giusto tempo di una tecnica di guarigione è la guarigione stessa.

L’allievo ancora non aveva compreso tuttavia non intendeva innervosire il Maestro e dunque annuì e si alzò per andarsene. Poiché il Maestro Fondatore aveva perfettamente compreso le perplessità del suo allievo, lo richiamò ed ingaggiò con lui un breve combattimento che si concluse con la lama di T’Kogh Machh che sibilò nell’aria mancando il volto dell’allievo di qualche millimetro. “Maestro!” esclamò questi “Mi avete mancato!”
Il Maestro Fondatore sorrise osservando il corpo del suo allievo che combatteva per non tremare.
“Ecco,” disse “questo è il giusto tempo”.
Per Attuazione di tempo ampio si sottintende tutto ciò che è legato al ritmo del respiro. La sfera materiale ampia è molto morbida, l’energia non è indirizzata violentemente, non si dibatte in una rete di leve e spirali ben definite, ma si espande come una nuvola tutto intorno all’azione stessa.
Queste sono dunque anche le caratteristiche dinamiche del tempo ampio. Spiritualmente l’ampiezza è come un velo attraverso cui traspare la forza della verità, il peso dei propri valori e la solidità di ciò in cui si crede. Il respiro disegna nel nulla una reale figura personale che si deve accettare totalmente per poter gestire questo tipo di tempo.

LE REALTÀ

Le sei attuazioni si combinano in nove Realtà:

1- Cerchio Nullo Tornado
2- Cerchio Giusto Spirale
3- Cerchio Ampio Ruota

1- Triangolo Nullo Fulmine
2- Triangolo Giusto Fiume
3- Triangolo Ampio Montagna

1- Linea Nulla Vuoto (aria)
2- Linea Giusta Pieno (terra)
3- Linea Ampia Fluido (acqua)


Le realtà hanno caratterizzazioni visive e simboliche che hanno ereditato dalla tradizione. La loro spiegazione comunque merita una trattazione a sé, in quanto ognuna di esse è talmente densa di significato che potrebbe costituire da sola la struttura portante di un libro di saggistica.

Le nove Realtà si combinano con le sfere di percezione a formare la codifica di 27 nuovi stati della percezione, più particolareggiati, espressione di 27 modi principali di vedere le tre sfere iniziali. Questi 27 stati sono anche conosciuti e mandati a memoria dal principiante come le 27 Morti.

Nei secoli la natura battagliera dei klingon li ha portati a comprendere la verità profonda che la Morte e la Vita si equivalgono, sono l’una espressione dell’altra e non possono esserci separate. Perciò in questa scuola, come in molte altre, Morte vuol dire Vita e si può usare la prima per indicare la seconda.
Quindi un terrestre per esempio potrebbe indicare i ventisette stati come le ventisette possibili morti o vittorie in cui può incorrere. La leggenda secondo cui gli antichi guerrieri non andavano in battaglia se non considerandosi già morti, non è fantasia. In generale, per i klingon che danno ancora profondo peso all’onore questo è attualmente vero. Considerarsi morti è come considerarsi vincitori. Non esistono ostacoli alla vittoria, non esistono prezzi troppo alti da pagare, non esiste dunque disonore. Ma per morire prima, un klingon deve passare attraverso le 27 Morti. Deve conoscerle come se le avesse inventate egli stesso, deve amarle e rispettarle.


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